Non basta il solo Decreto Dignità: le proposte del Sistema Gioco Italia per risollevare il settore

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Che dovesse arrivare una risposta al Decreto Dignità da parte degli operatori del gioco era una previsione decisamente scontata, il malcontento sollevato sin dai primi giorni di entrata in vigore è emerso con prepotenza insieme alle critiche ad un provvedimento ritenuto “di facciata” e troppo slegato da tutte le politiche riguardanti il gioco d’azzardo legale.

 

Su questo leitmotiv si è svolta anche l’assemblea pubblica tenutasi a Roma in luglio e organizzata da Sistema Gioco Italia, federazione di filiera dell’industria del gioco aderente a Confindustria. Il focus della giornata è stata la presentazione di ben 10 punti proponenti un’azione riformatrice di tutto il comparto, 10 idee che il governo, secondo l’assemblea, farebbe bene a considerare nell’ambito di una riforma futura, che abbia un carattere decisamente più complessivo rispetto all’unico articolo di legge del Decreto Dignità che vieta la pubblicità per il gioco d’azzardo.

Il contesto

La critica affonda le sue radici nell’humus in cui è cresciuto il provvedimento promosso dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, che all’epoca dell’assemblea non era ancora entrato in vigore. Parliamo dei provvedimenti presi dagli enti locali che negli ultimi 4 anni hanno inciso sul settore: il distanziometro, il divieto di aprire o mantenere operativa un’attività di gioco sotto una certa distanza da una serie di luoghi sensibili come scuole e chiese; gli orari di funzionamento di AWP e VLT (new slot e videolottery) introdotti da molti Comuni.

Insomma, l’industria del gioco legale in Italia conta 150.000 addetti, 6.000 imprese e solo nel 2017, secondo le ultime stime disponibili presentate durante l’Assemblea dal prof. Marco Spallone (CASMEF LUISS), il gettito erariale garantito allo Stato ammontava a circa 9.5 miliardi di euro, al netto delle vincite ridistribuite. Tutto questo è il patrimonio da proteggere, minato dalle iniziative degli enti locali, dal vecchio governo che ha promosso una drastica riduzione degli apparecchi sul territorio, il tutto senza aver ancora inciso significativamente sul fenomeno del Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), che è poi l’obiettivo ultimo anche dell’attuale esecutivo.

“Chiediamo al Governo, e in particolare al Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di aprire un tavolo di confronto con l’industria del gioco. Noi siamo pronti a presentare le nostre 10 proposte che vanno nell’ottica di una maggiore regolamentazione di tutta la filiera con l’obiettivo di rafforzare le tutele per i cittadini”. Così ha aperto i lavori dell’assemblea il Presidente di Sistema Gioco Italia Stefano Zapponini, andiamo quindi a vedere punto per punto queste proposte.

Soluzioni alternative al distanziometro per evitare l’espulsione del gioco legale dai territori

Manca una legislazione unica in tal senso, invece pullulano i provvedimenti ad hoc dei singoli comuni. SGI chiede l’introduzione di una nuova generazione di slot più sicure, che abbiano uniformità di funzionamento orario (ricordiamo che secondo il Decreto Dignità dal 1° gennaio 2020 sarà obbligatoria la tessera sanitaria per azionare le slot). La proposta prevede anche la riduzione del numero massimo di apparecchi nel canale generalista da 8 a massimo 4 e l’eliminazione degli apparecchi nei locali sotto i 20 mq e nei canali generalisti secondari (es. ristoranti, hotel…). La federazione si fa promotrice anche di un innalzamento dello standard qualitativo dei punti di gioco (bar, tabacchi e sale dedicate).

Riqualificazione della filiera e formazione degli operatori

Informare meglio i gestori per meglio informare gli utenti: SGI ha avviato un percorso di concentrazione e qualificazione della figura del gestore proprietario e manutentore di apparecchi da gioco lecito.

Implementazione di linee guida nazionali sull’impatto urbano e la comunicazione

Contestualmente alla formazione dei gestori si propone l’implemento delle linee guida nazionali sull’impatto urbano e sull’uniformità della comunicazione di prossimità, riferendosi in particolar modo alle vetrine di gioco dei locali. La proposta sarebbe eliminare qualsiasi forma di richiamo al gioco stesso esponendo solo il marchio del concessionario, abbinando così anche una funzione di decoro al provvedimento.

Revisione della disciplina del prelievo erariale sui singoli giochi

L’attuale modello di prelievo erariale si riferisce al volume di raccolta (quindi a quanto viene giocato). I paesi europei omologhi al nostro applicano, invece, una tassazione sul margine. Secondo SGI, se si converte l’attuale livello di prelievo alla diversa modalità di calcolo europea viene fuori che il nostro paese applica una pressione fiscale media del 58,4% rispetto al 38% della Spagna, al 25% del Regno Unito ed al 22% della Germania. La proposta di SGI prevede il passaggio graduale al calcolo del prelievo erariale sul margine e non sulla raccolta in modo da poter parametrare meglio l’offerta e avere comunque un gettito adeguato.

Rafforzamento della regolamentazione del gioco online

SGI propone il rafforzamento della regolamentazione attraverso il blocco dei flussi finanziari verso siti di gioco dot-com (così chiamate quelle realtà che sviluppano il loro business quasi interamente sul web). Il fine sarebbe assestare un ulteriore colpo ai siti illegali rimasti.

Regolamentazione della pubblicità

Questo è il vero nodo della questione, il divieto assoluto sulla pubblicità applicato dal governo 5 Stelle-Lega. SGI fa riferimento all’orientamento normativo UE che prevede una regolamentazione della comunicazione del prodotto e non la sua definitiva proibizione. Anche in questo caso la tesi è che la pubblicità serva una volta di più a distinguere il prodotto illegale da quello sicuro, quindi che la sua soppressione possa generare un ritorno dell’illecito.

Espletamento del bando di riassegnazione delle concessioni del Bingo

Sistema Gioco Italia lamenta la scarsa autonomia del gioco del bingo nel Bel Paese (200 punti sul territorio e 10mila occupati). Vi sono limitazioni temporali, casi di chiusura imposta, scarsa autonomia nella programmazione degli investimenti. Il settore aspetta dal 2014 un bando di assegnazione delle concessioni che attualmente vengono sostituite da una proroga onerosa (90mila euro l’anno), concessione sulla quale la federazione chiede un’accelerazione dei tempi.

Riforma complessiva del settore dell’ippica

L’ippica è notoriamente un settore in crisi che non solo ha subito un grave calo di popolarità e una drastica riduzione del giro d’affari ma dal 2013 è anche passato sotto il controllo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Quest’ultimo fattore ha, secondo SGI, appesantito il settore e reso l’offerta insufficiente o comunque non più appetibile nemmeno per gli addetti ai lavori. La proposta è ovviamente a trazione riformatrice per riportare in auge l’offerta dell’ippica italiana cui importanti operatori di scommesse –in primis Snai –hanno legato la loro storia.

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